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- In Italia, 12.815 individui sono collocati in affido familiare.
- I nuclei monoparentali rappresentano il 12% delle famiglie italiane.
- Ci sono 2,4 milioni di madri single e 565 mila padri single.
- La legge 184 del 1983 tutela il diritto dei minori.
- Affido massimo di due anni, prorogabile dal Tribunale Minorenni.
Affido monoparentale: una realtà in crescita
La recente dichiarazione pubblica da parte di Dalila Di Lazzaro ha rimesso in evidenza un fenomeno sociale sempre più presente nel nostro contesto: l’affido a un singolo genitore, sebbene continui a essere oggetto di molteplici pregiudizi. A differenza della concezione restrittiva che tende a etichettarlo come una mera alternativa d’emergenza, l’affido monoparentale è anzitutto una scelta autentica e spesso desiderabile per promuovere il benessere e la crescita equilibrata dei bambini coinvolti. Ci si potrebbe interrogare sulle forze motivazionali dietro tale opzione; sul vissuto quotidiano dei genitori single impegnati nell’affidamento; nonché sull’evoluzione del quadro giuridico italiano mirato a rispondere adeguatamente a queste nuove realtà familiari. Analizzeremo così i dati riguardanti l’affido monoparentale nel contesto nazionale e discuteremo delle problematiche legali emergenti, paragonando infine la situazione italiana alle esperienze avute in altri stati europei.
I numeri dell’affido in italia
Dai dati più recenti forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali al 31 dicembre 2020, emerge che in Italia sono presenti ben 12.815 individui collocati in affido familiare; tra questi figurano anche 450 minori stranieri non accompagnati. Tale cifra rappresenta circa l’1,4% della popolazione infantile residente sul territorio nazionale ed evidenzia una modesta contrazione rispetto agli anni precedenti. In aggiunta a queste cifre, vi sono altri 13.408 bambini dai zero ai diciassette anni ospitati nelle strutture residenziali. È interessante notare che un quinto dei minorenni coinvolti nel sistema di affidamento ha nazionalità estera; le differenze regionali appaiono particolarmente accentuate: le aree geografiche dove è più elevata l’incidenza dei giovani immigrati sotto tutela sono Emilia-Romagna, Toscana e Umbria, con oltre il venticinque percento degli affidamenti riguardanti minori senza supporto familiare; viceversa, Abruzzo, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Calabria, Sicilia e Valle d’Aosta mostrano valori inferiori al dieci percento. Come indicato dai dati disponibili, il panorama familiare italiano rivela la presenza di oltre tre milioni di nuclei familiari formati da un unico genitore e i propri figli. Questo numero rappresenta il 12% dell’intero aggregato delle famiglie presenti nel paese, che ammontano a 25,6 milioni. Notabilmente, la preponderanza di questi gruppi è sotto la guida femminile: si registrano infatti ben 2,4 milioni di madri single a fronte dei soli 565 mila padri.

Sfide e questioni legali
Le difficoltà connesse all’affido monoparentale si manifestano attraverso una serie di complessità riguardanti la gestione temporale, le risorse economiche e l’accesso ai supporti sociali. In questo contesto, le professionalità coinvolte rivestono un’importanza cruciale; esse non solo forniscono assistenza tanto al minore quanto al suo unico genitore, ma operano anche come veri mediatori nei rapporti con la famiglia biologica. Un altro fattore determinante riguarda l’abbattimento delle barriere culturali associate a questo tipo di affido. Si rende imprescindibile che gli operatori sociali si muovano con consapevolezza ed imparzialità, mettendo sempre prioritariamente il benessere infantile sotto l’esame delle peculiarità individuali.
La legislazione italiana riguardo all’affidamento familiare trova la sua fonte nella legge 184 risalente al 1983. Tale norma ha lo scopo primario di salvaguardare il diritto dei minori a crescere all’interno di nuclei familiari adeguati nel caso i loro genitori attraversino momentanee avversità. Il provvedimento d’affidamento può essere richiesto dal servizio sociale previo consenso paterno o materno, o disposto direttamente dal Tribunale per i Minorenni se vi sono divergenze fra le parti interessate. Il periodo massimo stabilito per l’affido si estende fino a un limite di due anni, ma può essere prolungato su deliberazione da parte del Tribunale. I soggetti incaricati della custodia hanno obblighi specifici nei confronti dei minori che accolgono: devono assicurare loro non solo il sostentamento materiale, ma anche un’adeguata istruzione ed educazione, rispettando al contempo le loro radici culturali e identitarie dal punto di vista religioso. È fondamentale che questi affidatari possano accedere ad assistenza psicologica oltre ad usufruire della necessaria assistenza economica per gestire le relative spese quotidiane. Essi detengono anche i diritti relativi alla supervisione degli aspetti legati all’istruzione attraverso interazioni con gli istituti scolastici locali o i servizi sanitari pubblici, garantendo altresì una sollecitudine nel promuovere il ritorno dei giovani nella loro residenza familiare iniziale.
Nel panorama giuridico europeo emergono norme differenti in materia d’affido oppure di responsabilità genitoriale condivisa; un richiamo dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo all’Italia è stato espresso riguardo all’affido indefinito, evidenziando come sia cruciale mantenere limiti temporali definitivi affinché sia facilitato il reintegro minorile nella propria famiglia biologica quanto prima possibile. Al contrario, alcuni stati membri possono dare priorità al mantenimento della sicurezza individuale dei bambini coinvolti; viceversa, altri pongono attenzione sul benessere collettivo dell’intera unità familiare, considerando sfumature diverse nell’approccio normativo intrapreso. L’avvio del percorso dell’affido da parte delle famiglie nasce da una volontà intrinsecamente legata all’aumento del supporto verso i minori in situazioni difficili, mirato a creare per loro uno spazio che sia sia accogliente sia brioso dal punto di vista educativo. Le motivazioni sottostanti a tale decisione possono variare notevolmente: si passa da una spiccata coscienza sociale a vissuti personali riguardanti l’affido o l’adozione stessa; alcuni cercano semplicemente la possibilità di manifestare il proprio amore nei confronti degli infanti più vulnerabili. Diverse problematiche portano solitamente gli adolescenti ad abbandonare la propria famiglia d’origine: tra queste ci sono la scarsa capacità dei genitori nel garantire una formazione adeguata ai figli, carenze tanto affettive quanto materiali nella vita quotidiana, nonché situazioni riconducibili a dipendenze o condizioni mediche avverse. Pertanto, l’affidamento familiare si configura come uno strumento chiave destinato a garantire assistenza alle fasi critiche della vita del minorenne coinvolto insieme alla sua rete familiare.
Associazioni e supporto
In Italia operano entità significative quali l’Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie (ANFAA) e Amici dei Bambini (Ai. Bi.), le quali rivestono un’importanza decisiva nel fornire sostegno alle famiglie che accolgono minori in affido. Tali organizzazioni non si limitano a offrire solo formazione; mettono anche a disposizione servizi di sostegno psicologico, assistenza legale e aiuti economici, con lo scopo di favorire l’affido come soluzione ottimale per assicurare il benessere dei bambini in situazioni critiche. La necessità di diffondere la cultura dell’affido sul territorio è cruciale: è imperativo coinvolgere le associazioni locali mentre si costruisce una sinergia proficua tra organismi pubblici e privati. Un aspetto indispensabile riguarda il sostegno delle famiglie affidatarie, che deve includere sia incontri individualizzati sia attività collettive mirate a incoraggiarne lo sviluppo personale.
Un Nuovo Orizzonte: La Centralità del Benessere Minorile
L’affido monoparentale rappresenta una realtà complessa, ma in espansione, che richiede un approccio attento e consapevole da parte delle istituzioni, degli operatori sociali e della società. È necessario superare i pregiudizi e valorizzare le competenze dei genitori single affidatari, per assicurare ai bambini un futuro sereno e ricco di opportunità. Il sostegno alle famiglie affidatarie è un investimento nel futuro della società, che contribuisce a creare una comunità più inclusiva e solidale. Sai, il diritto è come un grande albero con molte radici e rami. Una di queste radici, fondamentale per il tema che abbiamo esplorato, è il principio del “best interest of the child” o, in italiano, il superiore interesse del minore. Questo principio, sancito da diverse convenzioni internazionali e leggi nazionali, stabilisce che in ogni decisione che riguarda un bambino, la priorità assoluta deve essere il suo benessere emotivo, psicologico, fisico e sociale. Nel contesto dell’affido monoparentale, questo significa che ogni valutazione deve essere fatta tenendo conto di ciò che è meglio per il bambino, al di là di pregiudizi o stereotipi legati alla composizione familiare. Se volessimo approfondire un po’, potremmo parlare della “responsabilità genitoriale”, un concetto legale che va oltre la semplice custodia del minore. La responsabilità genitoriale implica una serie di diritti e doveri volti a garantire lo sviluppo armonioso del bambino, tra cui il diritto all’educazione, alla salute, al mantenimento e alla relazione con entrambi i genitori, quando possibile e nel suo interesse. Nel caso dell’affido, la responsabilità genitoriale può essere esercitata in modo diverso a seconda della situazione specifica, ma l’obiettivo rimane sempre quello di tutelare il benessere del minore e di garantirgli un ambiente familiare stabile e affettuoso. È un tema delicato, che ci invita a riflettere sul significato di famiglia e sul ruolo degli adulti nella crescita dei bambini.