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- La Corte di Cassazione ha sospeso la decisione sui mutui legati all'EURIBOR a seguito della questione pregiudiziale sollevata alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) con l'ordinanza n. 6943/2025.
- La Commissione Europea ha accertato una manipolazione dell'indice EURIBOR tra il 29 settembre 2005 e il 30 maggio 2008, sollevando dubbi sulla validità dei contratti di mutuo.
- La decisione della CGUE avrà un impatto sulla validità di migliaia di contratti in Italia e in Europa e potrebbe obbligare le banche a risarcire i danni subiti dai consumatori a causa della manipolazione dell'EURIBOR.
La decisione, formalizzata con l’ordinanza n. 6943 del 15 marzo 2025, presieduta dal giudice D’Ascola e con relatore Scarpa, segna una svolta significativa nel panorama giuridico italiano, in quanto pone un freno all’immediata risoluzione di una questione complessa che coinvolge migliaia di consumatori e istituti di credito.
Il Contesto della Controversia
La vicenda trae origine dall’accertamento, da parte della Commissione Europea, di una manipolazione dell’indice EURIBOR da parte di alcuni istituti bancari nel periodo compreso tra il 29 settembre 2005 e il 30 maggio 2008. Tale manipolazione ha sollevato dubbi sulla validità dei contratti di mutuo e finanziamento che utilizzavano l’EURIBOR come parametro di riferimento per il calcolo degli interessi. La questione è stata portata all’attenzione delle Sezioni Unite a seguito di un contrasto giurisprudenziale tra la Terza Sezione, che propendeva per la nullità dei contratti “a valle” dell’intesa illecita (ordinanza n. 34889/2023), e un orientamento più cauto espresso dalla sentenza n. 12007/2024.
Le Sezioni Unite si trovano a dover rispondere a quesiti cruciali: se il contratto di mutuo con clausola EURIBOR possa essere considerato un negozio “a valle” dell’intesa restrittiva, e se l’alterazione dell’indice possa configurare una causa di nullità della clausola stessa per indeterminabilità dell’oggetto, o se piuttosto costituisca un elemento rilevante solo nella formazione della volontà contrattuale, valutabile in termini di danno.
La Questione Pregiudiziale alla CGUE
La Corte d’Appello di Cagliari ha sollevato un interrogativo fondamentale alla CGUE, chiedendo se dalle violazioni dell’art. 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), *giudicate tali dalla Commissione Europea e avallate dalla Corte di Giustizia, discendano ripercussioni sui singoli accordi sottoscritti dai clienti finali, e se tali effetti si limitino al solo comparto degli strumenti derivati oppure si estendano a tutte le relazioni legali che hanno impiegato l’EURIBOR quale oggetto dell’accordo restrittivo.

Le Implicazioni della Decisione
La decisione delle Sezioni Unite di rinviare la trattazione del ricorso in attesa del pronunciamento della CGUE è motivata dalla necessità di acquisire un’interpretazione uniforme del diritto europeo in materia di concorrenza e di tutela dei consumatori. La risposta della CGUE avrà un impatto significativo sulla validità di migliaia di contratti di mutuo e finanziamento in Italia e in Europa, e potrebbe determinare l’obbligo per gli istituti di credito di risarcire i consumatori che hanno subito danni a causa della manipolazione dell’EURIBOR.
La decisione della Cassazione, quindi, non è una semplice sospensione del giudizio, ma un atto di responsabilità che mira a garantire una decisione equa e conforme al diritto europeo, evitando interpretazioni divergenti che potrebbero generare incertezza e contenzioso. Il rinvio, sebbene possa generare frustrazione tra i consumatori in attesa di una risposta, rappresenta un passo necessario per assicurare una tutela efficace dei loro diritti.
Verso una Nuova Era di Trasparenza Finanziaria?
La vicenda dell’EURIBOR manipolato ha messo in luce la necessità di una maggiore trasparenza e controllo sui mercati finanziari. La decisione della Cassazione, in attesa del pronunciamento della CGUE, potrebbe rappresentare un punto di svolta verso una nuova era di responsabilità e correttezza nel settore bancario. La posta in gioco è alta: si tratta di tutelare i diritti dei consumatori e di ripristinare la fiducia nel sistema finanziario.
La vicenda EURIBOR ci ricorda che il diritto, anche quello più tecnico e apparentemente distante dalla vita quotidiana, ha un impatto diretto sulle nostre scelte e sui nostri risparmi. Una nozione base di diritto che si applica in questo caso è il principio di buona fede contrattuale, che impone alle parti di comportarsi in modo leale e corretto durante le trattative e l’esecuzione del contratto. Nel caso di specie, la manipolazione dell’EURIBOR ha violato questo principio, alterando le condizioni contrattuali a danno dei consumatori.
Un concetto legale più avanzato è quello di “abuso di posizione dominante”, che si verifica quando un’impresa sfrutta la sua posizione di forza sul mercato per imporre condizioni contrattuali ingiuste ai consumatori. La manipolazione dell’EURIBOR potrebbe essere considerata una forma di abuso di posizione dominante da parte degli istituti bancari coinvolti.
Questa vicenda ci invita a riflettere sul ruolo del diritto come strumento di tutela dei più deboli e di garanzia di un mercato equo e trasparente. Ci spinge a interrogarci sulla necessità di rafforzare i controlli e le sanzioni nei confronti di chi viola le regole, e a promuovere una maggiore consapevolezza dei nostri diritti come consumatori. Solo così potremo evitare che simili episodi si ripetano in futuro.*