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- Cassazione conferma condanna a LivaNova per 250 milioni di euro.
- Ricalcolo di 109 milioni di euro destinati al pompaggio acque.
- Brescia riceverà 141 milioni di euro per ripristino ambientale primario.
La Cassazione conferma la condanna a LivaNova per il disastro Caffaro: una svolta nella giustizia ambientale
La lunga battaglia legale per la bonifica del sito Caffaro a Brescia ha raggiunto un punto di svolta con la pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione. La decisione, che obbliga la multinazionale LivaNova a risarcire la città di Brescia con 250 milioni di euro per i danni ambientali causati dall’ex stabilimento, segna un precedente importante nel panorama della giustizia ambientale italiana ed europea. La vicenda, iniziata anni fa, ha visto la comunità bresciana lottare per ottenere giustizia e risarcimento per i danni subiti a causa dell’inquinamento da PCB (policlorobifenili) e altre sostanze tossiche.
La sentenza della Cassazione, emessa il 27 febbraio 2025, conferma la condanna pronunciata in precedenza dalla Corte d’Appello di Milano nel 2021. Quest’ultima aveva stabilito un risarcimento complessivo di 453,5 milioni di euro per i danni ambientali nei siti di Brescia, Torviscosa e Colleferro, di cui circa 250 milioni destinati specificamente a Brescia. La Corte ha riconosciuto la responsabilità indiretta di LivaNova, in quanto erede del gruppo SNIA-Caffaro, per le attività inquinanti del passato. LivaNova, con sede a Londra, è nata nel 2015 dalla fusione tra l’americana Cyberonics e l’italiana Sorin Spa, quest’ultima derivante dalla scissione di Snia, l’industria chimica che controllava il sito Caffaro.
La vicenda giudiziaria ha avuto risonanza anche a livello europeo. LivaNova aveva impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d’Appello, contestando le responsabilità di Snia e Sorin. Tuttavia, nell’ottobre del 2024, i giudici europei avevano già stabilito che la scissione societaria non può essere utilizzata come strumento per eludere le conseguenze degli illeciti commessi da un’impresa. La Cassazione ha respinto la richiesta aggiuntiva di 157 milioni di euro avanzata in appello, ma ha confermato la condanna basandosi sulla continuità giuridica con le gestioni responsabili del disastro ecologico.
Dettagli finanziari e implicazioni per la bonifica
Nonostante la conferma della condanna, la vicenda presenta ancora delle sfaccettature complesse dal punto di vista finanziario. Dei 250 milioni di euro inizialmente previsti per Brescia, 109 milioni dovranno essere ricalcolati. Questa somma era destinata alle operazioni di pompaggio delle acque di falda per prevenire la contaminazione dei terreni. La Corte d’Appello di Milano dovrà quindi procedere a un nuovo conteggio del risarcimento, tenendo conto delle bonifiche già effettuate. Nel frattempo, il territorio bresciano riceverà 141 milioni di euro per il ripristino ambientale primario; a questi si aggiungeranno ulteriori stanziamenti nei prossimi decenni, finalizzati alla gestione degli impianti adibiti al trattamento delle acque provenienti dal sottosuolo.
Questi fondi saranno erogati dietro presentazione dei costi sostenuti per gli interventi, dedotti i circa 4 milioni di euro già corrisposti da Caffaro Srl per la predisposizione dei pozzi.
LivaNova si è dichiarata “soddisfatta” della decisione della Cassazione di non ritenerla responsabile per alcuni pagamenti, pur continuando a contestare la propria estraneità ai fatti. L’azienda sostiene di non aver mai posseduto né gestito i siti inquinati. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato la sua responsabilità, aprendo la strada al risarcimento dei danni ambientali.

Reazioni politiche e necessità di un intervento immediato
La pubblicazione delle motivazioni della sentenza ha suscitato immediate reazioni politiche. La sindaca di Brescia, Laura Castelletti, ha sottolineato l’urgenza di sbloccare la nomina del Commissario Straordinario per la bonifica del Sin Caffaro, il cui mandato è scaduto e in attesa di rinnovo. La nomina, già firmata dai ministri Pichetto Fratin e Giorgetti, è bloccata dalla burocrazia romana. Castelletti ha ribadito che il Commissario deve proseguire il suo lavoro, poiché la bonifica entrerà nel vivo a fine mese. La sindaca ha inoltre sottolineato l’importanza che i fondi del risarcimento restino sul territorio, poiché l’inquinamento non si ferma ai confini dell’ex stabilimento, ma colpisce aree agricole, orti e giardini privati. Si parla di circa 100 ettari di campi inclusi nel perimetro Sin, che da via Milano arriva ai binari della ferrovia Milano-Venezia, e 360 ettari di terreni che corrono dalla zona industriale fino a Capriano del Colle, contaminati dalle acque inquinate. I titolari di questi terreni vantano il diritto a un risarcimento.
Castelletti ha chiesto al ministero un Tavolo operativo per valutare, insieme alla Regione, come garantire questi fondi alla città, sottolineando la necessità di trovare soluzioni tecnico-legislative adeguate. L’assessore lombardo all’Ambiente e Clima, Giorgio Maione, ha promesso di convocare immediatamente il tavolo Caffaro dopo la conferma formale della nomina del commissario.
Prospettive future e sfide nella gestione del risarcimento
La sentenza della Cassazione rappresenta una vittoria significativa per la comunità bresciana, ma apre anche interrogativi sulla gestione delle risorse del risarcimento. La sfida principale consiste nel garantire che i fondi siano utilizzati in modo efficace e trasparente per la bonifica del sito e per il risarcimento dei danni subiti dai cittadini e dalle attività agricole. La distribuzione delle risorse ai privati richiede un’attenta valutazione e l’adozione di soluzioni tecnico-legislative adeguate per evitare contestazioni e garantire la legittimità degli interventi.
Il futuro della bonifica del sito Caffaro dipenderà dalla capacità delle istituzioni di collaborare e di trovare soluzioni condivise per la gestione delle risorse e per la realizzazione degli interventi necessari. La nomina del Commissario Straordinario e l’attivazione del Tavolo operativo rappresentano passi fondamentali per avviare una nuova fase della bonifica e per garantire un futuro più sicuro e salubre per la comunità bresciana.
Un Futuro Sostenibile per Brescia: Oltre la Sentenza Caffaro
La sentenza della Cassazione rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo. La strada verso la completa bonifica del sito Caffaro è ancora lunga e complessa, ma la decisione della Corte Suprema offre una base solida per affrontare le sfide future. È fondamentale che le istituzioni, i cittadini e le imprese collaborino per garantire che i fondi del risarcimento siano utilizzati in modo efficace e trasparente per la bonifica del sito e per il risarcimento dei danni subiti dalla comunità. Solo attraverso un impegno congiunto sarà possibile trasformare la ferita del passato in un’opportunità per costruire un futuro più sostenibile e resiliente per Brescia.
Amici lettori, riflettiamo un attimo. Questa vicenda ci ricorda quanto sia importante la responsabilità ambientale delle imprese e la necessità di garantire che chi inquina paghi. Nel diritto ambientale, il principio “chi inquina paga” è un pilastro fondamentale. Ma cosa significa concretamente? Significa che chi causa un danno all’ambiente è tenuto a ripararlo, sia attraverso la bonifica dei siti contaminati, sia attraverso il risarcimento dei danni subiti dai cittadini e dalle comunità. E a proposito di responsabilità, una nozione legale avanzata che si applica in questi casi è quella della “responsabilità oggettiva”, che prevede che un soggetto sia responsabile per un danno anche in assenza di colpa o dolo, semplicemente in virtù del fatto di aver svolto un’attività rischiosa. Questo principio è particolarmente rilevante in materia ambientale, dove spesso è difficile individuare con precisione le cause e i responsabili dell’inquinamento. Pensiamoci: cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo, per contribuire a un futuro più sostenibile e per evitare che tragedie come quella del Caffaro si ripetano?